Anche l'UEFA, riunitasi in più occasioni con le 51 federazioni calcistiche associate, nel trattare argomentazioni che riguardano il calcio giovanile e di base in particolare, sottolinea i concetti espressi nella carta dei diritti, e per darne più significato li evidenzia in un decalogo che riteniamo utile proporre:
Senza dubbio si condivide appieno quanto espresso nel comunicato.
Abbiamo sempre creduto fermamente nelle finalità educative dello sport , che non deve essere visto solo come un momento di semplice attività fisica, ma come un'importante occasione di crescita per il ragazzo.
Tutti sanno, infatti, che per giocare bene a calcio non basta saper calciare nel modo corretto un pallone, ma bisogna che le qualità tecniche e fisiche siano accompagnate da caratteristiche caratteriali e comportamentali che valorizzino la voglia di confrontarsi e misurarsi con l'avversario , cercando di dare sempre il meglio di se stessi, ma accettando anche le inevitabili sconfitte.
Si impara così a reagire alle avversità in maniera controllata e costruttiva (senza farsi espellere per falli da reazione o proteste!) e ad impegnarsi al massimo non solo per il proprio bene, ma per il bene della squadra e dei compagni .
II - Aspetto motorio
In un passato non troppo lontano, le abilità motorie (correre, rotolarsi, saltare, arrampicarsi, nuotare, calciare il pallone, ecc.) venivano svolte all'aperto nei campi, nei fiumi, sulle spiagge, nelle strade ecc. dagli stessi ragazzi individualmente, i quali, quando entravano a far parte delle società sportive erano già in possesso di quei prerequisiti motori di base per affrontare il mondo dello sport. Oggi la vita è vissuta in maniera più sedentaria e in spazi chiusi (con mamma TV, papà computer e sorella playstation che imperano) e il ragazzo ha pochissime occasioni per praticare un'attività nei prati a contatto con la natura. A questo scopo la scuola calcio intende ricreare attraverso giochi finalizzati le condizioni per sviluppare un'attività fisica adeguata tale da consentire al ragazzo, prima di entrare nel mondo del calcio competitivo, di essere in possesso di quelle abilità motorie e delle capacità coordinative basilari che in questa fascia di età può sviluppare maggiormente.
III - Aspetto psicologico
Il terzo obiettivo principale che ci siamo proposti è quello della ricerca dello sviluppo dell'autosufficienza e dell'intelligenza del ragazzo. Una delle maggiori difficoltà che gli istruttori incontrano nella scuola calcio è rappresentata dalla iperprotettività familiare a cui il ragazzo è abituato. La vita è vissuta tramite i familiari: il cervello lavora poco. Compito principale dell'istruttore educatore è proprio quello di cercare di rendere autosufficiente il ragazzo abituandolo a gestirsi da solo (vestirsi, farsi la doccia ecc. ma anche prendersi certe responsabilità ). Ritengo questo fatto di fondamentale importanza per lo sviluppo della sua intelligenza e personalità e sicuramente stimolante e ben accettato dal ragazzo stesso.
E quindi ai giovani calciatori un invito a:
Rispettare i propri compagni e gli avversari .
Rispettare le decisioni arbitrali.
Essere leali comunque vada la gara, lottando per e mai contro .
Rispettare la propria salute.
Ascoltare e seguire i consigli del proprio allenatore .
Portare sempre a termine i propri impegni scolastici.
Confrontarsi con i propri genitori ed i propri allenatori sulle esigenze e i bisogni personali e sulle attività svolte .
Continuare a divertirsi come quando si gioca sotto casa, al parco, sulla spiaggia.
Il calcio fa bene anche ai genitori, se lo vivono nella maniera giusta. Ai genitori un invito a:
Considerare il proprio figlio come una persona da educare e non un campione da allenare .
Anteporre sempre il benessere fisico e psicologico del giovane al proprio desiderio di vederlo vincere .
Avere fiducia negli educatori sportivi, lavorando in sinergia con loro.
Essere un tifoso rispettoso incoraggiando in modo leale non solo la propria squadra ma anche quella avversaria.